Ardea Lancia
Lancia Ardea 1939

Ardea: la piccola di casa Lancia

Nell’autunno del 1939 la Lancia presentò una brillante vettura medio leggera chiamata Ardea.

Il mercato accolse piuttosto freddamente questa nuova autovettura. La situazione internazionale era assai critica e di conseguenza
le restrizioni al consumo di carburante ed il prezzo in continuo aumento rappresentarono per questa autovettura di nuova concezione un ostacolo difficile da superare.

La progettazione era iniziata nel 1937 quasi in contemporanea con l’uscita sul mercato dell’Aprilia l’ultima creatura di Vincenzo Lancia.

Il 15 febbraio del 1937, senza poter assistere al successo della sua ultima creatura, il grande progettista aveva già fatto predisporre i disegni per un nuovo motore per una piccola autovettura.

Alla morte la guida dell’azienda passò alla moglie Adele che volle seguire la strada tracciata dal marito.La carrozzeria era di forma assai nuova, ed il motore a 4 cilindri a V stretto con le valvole e l’albero della distribuzione posizionato in testa seguiva uno schema brevettato dalla Lancia. Tale disposizione permetteva la realizzazione di camere di scoppio di forma sferica con le candele in posizione centrale soluzione per l’epoca assai avanzata.

Il sistema prevedeva anche l’adozione di un solo albero supportato in tre punti sistemato al centro della testa dei cilindri e comandato da una catena silenziosa a doppia fila di rulli la cui tensione veniva regolata automaticamente da un tenditore.

I bilancieri erano applicati su quattro supporti indipendenti e le valvole, inclinate di 27° 30’ rispetto alla verticale, risultavano leggere e corte. Il piano delle valvole di ciascun cilindro era pertanto inclinato rispetto all’albero della distribuzione onde evitare in tal senso interferenze con le valvole dei cilindri contigui.

Queste scelte rendevano il motore leggero, compatto e di ingombro contenuto.

Il blocco dei cilindri era in ghisa e aveva le canne riportate ed intercambiabili in ghisa speciale, e sempre in ghisa era la testa dei cilindri.

L’albero motore era in acciaio speciale poggiava su tre supporti con cuscinetti in bronzo rivestiti in metallo bianco anti frizione.

Il motore aveva una cilindrata di 903 cm cubici e consentiva di superare la velocità di cento chilometri orari con un consumo di meno di otto litri di benzina per cento chilometri.